Il Paziente insoddisfatto della correzione laser dei difetti refrattivi

Sino ad oggi sono stati effettuati quasi venti milioni di trattamenti con il laser ad eccimeri, per correggere miopia, astigmatismo e ipermetropia. La stragrande maggioranza dei pazienti è felice, qualcuno no. Perché?

Per cercare di dare una spiegazione a questa insoddisfazione occorre cercare di capire a che punto è questa chirurgia e quando il paziente può sottoporsi ad intervento con aspettative positive e quando, invece, conviene che egli continui ad usare gli occhiali o lenti a contatto.

La storia ci insegna che esistono corsi e ricorsi e questo è successo anche per la chirurgia con laser ad eccimeri. Al suo apparire, nel lontano 1989, c’era molta prudenza perché non si sapeva se il laser poteva, a breve o a lungo termine, essere dannoso per la cornea, non si sapeva se, trattando un difetto, questo poteva ripresentarsi, non si sapeva come dare al paziente una buona qualità di vista, oltre che a correggere il difetto. Malgrado ciò i risultati furono inizialmente positivi ma, ben presto, si scoprirono alcuni problemi: alcuni occhi dopo qualche mese sviluppavano cicatrici che disturbavano la vista, altri vedevano la miopia riformarsi, altri avevano disturbi visivi appena faceva buio.

Alcuni pazienti erano scontenti del risultato fornito dal trattamento e perciò i medici hanno intensificato gli studi sugli effetti del laser sui tessuti oculari e, nel frattempo, hanno limitato i trattamenti a quei casi che maggiormente potevano trarne risultati positivi mentre le aziende produttrici di laser miglioravano le macchine.

In pochi anni di intenso lavoro i laser hanno subìto molti perfezionamenti e, quindi, si è avuta una grande ripresa di richiesta di trattamenti, con risultati decisamente migliori ma c’erano ancora alcuni pazienti delusi e dei medici perplessi; altro rallentamento, altri perfezionamenti e sono arrivati i laser di “terza generazione” che hanno consentito risultati veramente soddisfacenti e poi quelli attuali di quarta generazione che danno ancora qualcosa di più. Finalmente ora i laser possono fornire superfici perfettamente lisce, risultati attendibili e grande precisione nelle correzioni.

La domanda che ora ci si pone è: questi laser sono ora in grado di togliere la miopia a tutti? E anche l’ipermetropia e l’astigmatismo? E di fornire una buona qualità di visione?

La risposta è sì, però bisogna con delle precisazioni.

Affinché si possano ottenere risultati positivi occorre che siano rispettate quattro condizioni:

  1. un’attenta visita preoperatoria che stabilisca l’idoneità all’intervento e non bastano “pochi esami” eseguiti rapidamente con vecchi strumenti; occorre una lunga e meticolosa visita eseguita con apparecchiature sofisticate; è indispensabile, ad esempio, misurare lo spessore della cornea, il diametro della pupilla, contare le cellule della superficie interna della cornea, fare una mappatura della superficie anteriore della cornea, misurare con esattezza il difetto visivo; occorre poter rilevare ogni piccola imperfezione dell’occhio cioè le aberrazioni che disturbano la qualità visiva (aberrometria).Nel corso della visita, che va effettuata giorni o settimane prima dell’intervento verranno valutate anche le condizioni generali di salute, l’età del paziente, lo stato di salute dell’occhio e le motivazioni all’intervento. Solo così si potrà valutare l’idoneità all’intervento e, solo così, si porranno le premesse per un buon risultato chirurgico e visivo.
  2. Occorre che l’intervento venga eseguito con un laser dotato di tutti gli ultimi ritrovati della tecnologia moderna, ad esempio deve lavorare con “flying spot” (fascio laser volante), disporre di eye tracker di ultima generazione (dispositivo che consente al laser di seguire i movimenti dell’occhio); deve avere un sistema interno di autocontrollo e di autotest che abiliti al trattamento solo e quando la macchina funziona alla perfezione (le macchine devono essere sottoposte a frequenti controlli tecnici…). Utilissima è la possibilità che il laser possa eseguire un trattamento “custom” ,cioè una procedura personalizzata, che permetta non solo la correzione del difetto visivo, ma che sia potenzialmente anche in grado di migliorare l’acutezza visiva e la qualità della vista rispetto a quella che il paziente aveva con l’occhiale o con la lente a contatto.
  3. Il paziente dovrebbe affrontare l’intervento con sufficienti motivazioni e con un’aspettativa commisurata alle condizioni del suo difetto visivo; la chirurgia rifrattiva può fare tanto ma è meglio che il “perfezionista” usi i suoi occhiali.
  4. Un chirurgo ed uno staff efficiente e preparato; il chirurgo deve essere uno studioso ed un esperto di chirurgia rifrattiva, deve conoscere i limiti e le possibilità di tutte le procedure, deve informare bene il paziente sui limiti e sui possibili rischi della procedura e non solo sui vantaggi (consenso informato); deve essere per il paziente un “esperto consigliere”, e suggerire ed applicare le tecniche laser solo quando queste siano in grado di fornire un risultato che rispecchi le aspettative del paziente anche perché, chi è portatore di una protesi visiva (occhiale o lente a contatto), fin dal giorno che ha cominciato ad usarla, attende con impazienza ed ansia il momento di toglierla e chi lo delude.

Rispettando queste semplici regole dettate dalla scienza, ma anche dal buon senso e dalla preparazione del chirurgo, avremo pazienti sempre più soddisfatti della correzione laser dei difetti refrattivi ed un livello di chirurgia sempre più attendibile ed adeguata alle aspettative del paziente.

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